“La storia dei miei denti”, Valeria Luiselli

“La storia dei miei denti”, Valeria Luiselli

È una storia di cambiamenti, d’insussistenze, vera come la finzione; di quelle incrollabili, su cui saresti pronto a giurare nonostante l’eccentricità estrosa e l’intrusione del surreale.
Siamo a Pachuca, a Ecapetec de Morelos, siamo nel Missouri, a Miami, a Bratislava, in Costa Azzurra, a Tokyo. Perché lui è Gustavo Sánchez Sánchez, detto Autostrada, il miglior banditore d’asta del mondo, capace d’interpretare i biscotti della fortuna cinesi, d’imitare Janis Joplin se ha bevuto rum e cola e di vendere di tutto con la sua invenzione più grande: l’asta allegorica.

C’è chi ha fortuna e c’è chi ha carisma. Io ho un po’ di tutt’e due. Mio zio Solón Sánchez Fuentes, venditore di cravatte di qualità italiana, diceva che le cose come la bellezza, il potere e il successo precoce svaniscono, e che è dura per chi li possiede perché la prospettiva di perderli è un fardello che in pochi riescono a sopportare. Io non ho mai avuto di queste preoccupazioni perché non c’è niente di effimero nella mia natura. Ho soltanto qualità permanenti.

La vita di Autostrada cambia quando decide di abbandonare il suo lavoro di guardiano presso la fabbrica di succhi di frutta, in Vía Morelos, per frequentare un corso di banditore d’asta dal grande maestro di origine giapponese Kenta Yushimito, conosciuto come Oklahoma.
Gustavo però ha un suo tallone d’Achille: i denti. Brutti, storti, cariati e asimmetrici, è a partire da quelli che guarda la vita e la vita guarda lui. Sin da quando il padre usava i suoi propri denti per strapparsi le unghie, dito per dito. Sin da quando il nostro protagonista era neonato, con la sua Dentizione Prenatale Congenita.
Dopo avere sposato e lasciato la Magra, che era “indigenista”, buddista e vegetariana, e che nel frattempo “era diventata cicciona” e gli aveva pure dato un figlio, Autostrada incontra il paradiso in un cofanetto di vetro contenente i denti di Marylin Monroe. Giallognoli, vecchi e magari un po’ storti, ma di una delle dive più inarrivabili di Hollywood. È inutile dire che se li fa trapiantare dal mitico dottor don Luis Felipe Fabre, proprietario della migliore clinica di Città del Messico.
Ora nessuno potrà fermare il nostro protagonista e tra lui e la fama c’è solo l’Arte della vendita all’asta.

Valeria Luiselli crea un marchingegno letterario iperbolico degno dei migliori narratori sudamericani. La sua lingua circolare, ellittica, esilarante e irriverente al tempo stesso uncina il lettore e lo catapulta in un intenso paradigma in cui finzione e realtà si mescolano a tal punto da non comprendere cosa sia vero e cosa, invece, sia inventato. L’aspetto materico dei suoi personaggi rende indistinguibile il fittizio e ne esalta le illogicità.
In origine il testo doveva essere inserito in un tradizionale catalogo artistico per una mostra d’arte contemporanea a Ecapetec, un quartiere periferico di Città del Messico. La Jumex, una fabbrica di succhi, avrebbe finanziato l’operazione. Luiselli inizia a scrivere una sorta di romanzo a puntate per gli operai della fabbrica, che organizzano gruppi di lettura per discuterne e raccontarsi. Se gli stessi divengono personaggi della storia, Autostrada ne è la metafora, l’enigma conclamato che ne cristallizza le disumanità, le avventatezze, le stravaganze, il sussiego. Sino al mistero supremo, per il quale ogni fotografia a corredo, ogni esergo, persino le parentesi quadre e le numerazioni sono elementi determinanti all’interpretazione. Siamo storie raccontate, personaggi inconsapevoli, figuranti, filamenti aggrovigliati attorno alle parole.

…non posso descrivere nel dettaglio i segreti del metodo, ma posso dire che durante le aste allegoriche non si bandivano all’asta gli oggetti, quanto le storie che davano loro valore e significato.

Vite all’asta dunque, un riciclo esistenziale, un connubio di spettacolo e confessione, apparenza e materialità, accrescimenti di verità, spiriti enormi ed eterni.

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Angelo Di Liberto
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Angelo Di Liberto
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